Prende il via lunedì 20 ottobre, alle 21, al Teatro Nuovo,
con La Parola ai giurati, diretto e interpretato da Alessandro Gassman la
Stagione di Prosa
Uno spettacolo dal sicuro impatto emozionale che nel 2008 ha
ricevuto numerosi premi, il Golden Graal per la migliore regia
teatrale, il Pegaso d’Oro per il miglior attore protagonista, il
Biglietto d’oro per lo spettacolo con il maggior numero di spettatori e
il Premio nazionale della critica teatrale.
Resa celebre dalla trasposizione cinematografica firmata con
grande maestria da Sidney Lumet e interpretata in modo indimenticabile
da Henry Fonda, l’opera di Reginald Rose è uno straordinario esempio di
denuncia dei meccanismi del sistema giudiziario americano.
Una giuria popolare composta da dodici uomini di diversa
estrazione sociale, età e origini, in questa occasione interpretati da
Manrico Gammarota, Sergio Meogrossi, Matteo Taranto, Fabio Bussotti,
Paolo Fosso, Nanni Candelari, Emanuele Salce, Massimo Lello, Emanuele
Maria Basso, Giacomo Rosselli, Giulio Federico Janni, sono chiusi in
camera di consiglio per decidere del destino di un ragazzo
ispano-americano accusato di parricidio. Devono raggiungere l’unanimità
per mandarlo a morte e tutti sembrano convinti della sua colpevolezza.
Tutti ad eccezione di uno che con meticolosità e intelligenza costringe
gli altri giurati a ricostruire nel dettaglio i passaggi salienti del
processo e, grazie a una serie di brillanti deduzioni, ne incrina le
certezze, insinuando in loro il principio secondo il quale una condanna
deve implicare la certezza del crimine al di là di ogni ragionevole
dubbio. Fra violenti contrasti, dubbi, ripensamenti ed estenuanti
discussioni, l’unanimità sarà raggiunta e l’imputato verrà dichiarato
non colpevole.
Un appassionante e attuale dramma, una presa di coscienza che con
gli avvenimenti e le condanne alla pena capitale di questi ultimi anni,
ha accentuato il dibattito tra i governi e i cittadini dell’intero
pianeta.
“L’interesse per il lavoro di regia – dice Gassman - è stato per
me un naturale approdo, dopo più di venti anni di teatro militante in
qualità di attore. Man mano che le mie sicurezze interpretative
andavano consolidandosi, sentivo emergere e gradualmente rafforzarsi il
desiderio di affrontare un progetto interamente mio. Ero dunque pronto
ad affrontare un percorso all’interno di motivazioni più profonde e
personali che avrebbero potuto toccare il cuore ed i sentimenti del
pubblico; quel pubblico che fino ad oggi mi ha seguito e mi ha regalato
teatri esauriti e il calore del suo affetto. Dopo due stagioni di
successi con la mia prima regia, con la quale ho affrontato un autore
ed un testo estremamente complessi quali sono Bernhard e la sua “Forza
dell’abitudine”, ho inteso proseguire la mia ricerca affrontando un
testo socialmente coinvolgente e profondamente ideologico, nonostante
il suo impianto realistico, come è “La parola ai giurati” di Reginald
Rose. Così come Bernhard mi aveva ispirato uno spettacolo ricco di
aperture oniriche di grottesca comicità, Rose mi permette invece di
entrare nelle varie e sfaccettate tipologie umane e caratteriali colte
in una situazione claustrofobica nella quale emergono gli aspetti
comportamentali più contaddittori. Ne “La parola ai giurati”,
l’impianto drammaturgico si basa sullo svolgimento di un dramma
giudiziario. Ma ciò che mi ha ispirato fin dalla prima lettura è la
possibilità di portare alla luce i pregiudizi e le false certezze che
caratterizzano il comportamento dei giurati e che affiorano nel momento
in cui devono assolvere il compito più difficile per un uomo: quello di
decidere della vita di un altro uomo. La vicenda è incentrata su due
capisaldi del sistema giuridico anglosassone: la presunzione di
innocenza e la dimostrabilità della sua colpevolezza al di là di ogni
ragionevole dubbio. In un’epoca in cui il mondo è afflitto da ideologie
contrastanti che si nutrono di assolutismo e che spesso scadono a
pregiudizi, il “ragionevole dubbio” è una preziosa arma di difesa. “
Per informazioni e prenotazioni ci si può rivolgere
telefonicamente, fino al giorno precedente lo spettacolo, presso il
Botteghino Telefonico Regionale del Teatro Stabile dell’Umbria, tutti i
giorni feriali, dal lunedì al sabato, dalle 16 alle 19, al
n°075/57542222.
E’ possibile acquistare i biglietti anche on-line sul sito del Teatro Stabile dell’Umbria www.teatrostabile.umbria.it.