BAMBINI ARTIGIANI SUI TELAI DELLA CANAPA
Funziona al top il laboratorio del museo di Sant'Anatolia di Narco: 1800 presenze in un anno.
Parla Glenda Giampaoli, una giovane archeologa prestata al tessile e ai corsi di formazione.
Dai nostri inviati GLORIA PARRONI e GILBERTO SCALABRINI

Glenda Gianpaoli insegna ai bambini ad usare il telaio
Poi ci sono loro: i bambini del paese che imparano a lavorare sui telai
con grande passione. Li incontri sotto al porticato che conduce al
museo mentre giocano per terra con macchinette e soldatini, poi alle
14:30, puntuali come orologi svizzeri, eccoli seduti al proprio telaio
e pronti a tessere. Maschi e femmine realizzano semplici moduli
decorativi tipici dei cosiddetti “tessuti popolari”. Alcuni di loro
hanno già acquisito una buona esperienza e realizzato piccoli
capolavori.
Questo miracolo avviene a Sant’Anatolia di Narco, dove lo scorso anno è
nato questo museo che costituisce un’antenna dell’Ecomuseo della
Valnerina e su cui il Cedrav, di cui è direttore Fulvio Porena, ha
concentrato il suo grande interesse. Lo scorso anno ha registrato 1800
presenze.
Nessuno avrebbe mai pensato che il museo di questo piccolo comune
avrebbe registrato, in un solo anno d’attività, quasi 2000 visitatori.
Sant’Anatolia si trova arrampicata su un terrazzo fluviale ad oltre 300
metri d’altezza, ai piedi del monte Coscerno. E’ un paese pulito e
accogliente. Ci vivono circa 600 anime, gente discreta e ospitale.
Colori e profumi mutano con il susseguirsi delle stagioni, perchè la
risorsa principale è ancora l'agricoltura. Le mura medioevali del
villaggio, come pure i due torrioni e anche il castello, oltre a
riportarti indietro nel tempo, ti fanno ritrovare il cuore della
semplicità, come se il tempo scorresse lentamente, senza più ritmi
accelerati.
«Era il luogo ideale per recuperare e trasmettere alle nuove
generazioni -esordisce la curatrice del museo Glenda Giampaoli, una
giovane e simpatica archeologa prestata al tessile ed esperta dei corsi
di formazione- l’arte della lavorazione della canapa. Qui fino a 50
anni fa ogni famiglia di contadini coltivava la canapa per uso
familiare. Pertanto, abbiamo solo rispolverato pagine ingiallite di
storia del paese, per far comprendere alle nuove generazioni le proprie
radici e identificarsi con il proprio passato».
Ricorda uno dei vegliardi del paese, Angelo Perugini, classe 1923: «La
canapa si lavorava volentieri, perché rappresentava una coltura
redditizia a ciclo compiuto. La crescita della pianta non richiedeva
attenzioni particolari, se non una zappatura 20-30 giorni dopo la
semina. Nel 1933 però arrivò la crisi della canapicoltura che proseguì
in modo inesorabile. Io sono stato l’ultimo a smettere questa
tradizione culturale. Ho abbandonato la semina nel 1946. Nessun
politico ha fatto niente per difendere questa produzione, lasciando
così spazio alle emergenti fibre sintetiche.

Angelo Perugini classe 1923 con il vecchio arnese della gramolatura della canapa
La canapa invece non doveva assolutamente morire. Oggi, come nonno, do
una mano al museo e ai corsi di tessitura, tanto che seguo tutto il
processo di semina e coltivazione della canapa e faccio pure qualche
dimostrazione del durissimo lavoro di macerazione. Racconto a mio
nipote Francesco e alle nuove generazioni cosa facevano i contadini e
come si viveva in questo paese molti anni fa».
Il museo, oltre alle
donazioni di tanti privati, ospita anche la collezione di Lamberto
Gentili, un cittadino di Sant’Anatolia, dirigente del settore cultura
del comune di Spoleto e grande appassionato di tessitura e tradizioni
popolari.
«La sua collezione –ci spiega Glenda Giampaoli- è frutto di anni di
ricerche condotte con passione a partire dal 1970 in tutto il
territorio della Valnerina e dello spoletino. Comprende tessuti
d’estremo interesse che testimoniano l’attività di tessitura domestica.
Il nucleo principale è costituito dalle famose coperte da corredo,
tessute da esperte “tessinare” proprio nella zona di Sant’Anatolia di
Narco, che rappresentano senza alcun dubbio i tessuti più tipici e
diffusi del mondo contadino. Gentili ha donato la sua collezione al
comune di Spoleto che, non potendola esporre e valorizzarla, l’ha
ceduta in comodato al nostro museo, cioè al luogo d’origine,
nell'ottica degli scambi culturali».
Accenna poi ai tradizionali schemi di tessitura utilizzata nei primi
del Novecento, per realizzare coperte matrimoniali in cotone, canapa,
lana o misto.
«Generalmente –sottolinea- era l'ordito ad essere realizzato in canapa
o cotone, mentre per la trama veniva scelta la lana. Con lo stesso
sistema si realizzavano anche le cosiddette coperte bianche o da
corredo».
Come è nata la sua passione per la tessitura.
«Mentre mi stavo laureando –dice Glenda senza nascondere il suo
entusiasmo- ho partecipato ad un corso tessile medioevale di 120 ore a
Bevagna, organizzato dalla regione. Mi è piaciuto e dopo la laurea ho
comprato il telaio ed ho iniziato a tessere. Poi mi sono specializzata
con un corso post laurea all’università La Sapienza in antropologia
museale ed ho svolto la stage al Cedrav, il centro che raccoglie la
documentazione ed effettua le ricerche su tutti gli aspetti delle
culture locali nella dorsale appenninica umbra e che ora coordina tutta
la rete ecomuseale della Valnerina. Il 3 luglio 2002, dovendo il Cedrav
inaugurare la mostra sulla canapa a Sant’Anatolia, ho iniziato a
seguire questo aspetto a me sconosciuto. Sapendo già tessere, il Cedrav
mi ha iscritto a corsi di tessitura a Milano e ad altri mirati alla
schedatura e catalogazione dei tessuti».
Soddisfatta?
«Moltissimo, anche se ho dato un taglio diverso al mio lavoro, nel
senso che non faccio l’archeologa da campo ma seguo l’evoluzione della
tessitura attraverso il corso dei secoli».
A questo proposito il padre le ha ricostruito un prototipo di telaio
etrusco che assomiglia ad una staccionata con più traverse orizzontali.
Con questo telaio Glenda prova a rielaborare le antiche tecniche della
tessitura etrusca, greca e romana che fanno parte dell’attività
didattica portata avanti dal museo allestito nell'ex sede del palazzo
comunale.
La struttura museale si articola su due livelli: al pianoterra ospita
il ciclo di lavorazione e trasformazione della canapa, composto dalle
fasi di coltivazione, macerazione, essiccazione, gramolatura e
cardatura. Ci sono poi due apposite sale con quindici telai, di cui uno
a pedali a quattro licci, otto da tavolo a leve frontali a quattro
licci, due telai a pettine liccio e quattro telai a tensione. E’ questo
l’interessante laboratorio di tessitura, dove si svolgono le attività
rivolte alle scuole e a quanti sono interessati a partecipare.
«L'intento –sottolinea Glenda- è quello di sviluppare attraverso
l'esperienza laboratoriale la conoscenza di saperi e di abilità,
tramandati dal passato ma con un potenziale collegamento con la realtà
contemporanea».
Ci fa poi visitare il livello superiore che consta di quattro sale: due
dedicate alla tessitura tradizionale e agli strumenti legati al ciclo
di lavorazione della fibra grezza, fusi, rocche per filare, aspi per
ricavare matasse, filarelli e telai.
«Questi vecchi telai –spiega Glenda Giampaoli- sono tutti di proprietà
del museo. Il telaio grande è stato donato dalla famiglia Santucci di
Caso insieme a licci e orditoio; gli oggetti più piccoli come arcolai,
fusi e tanto altro da Sandro Sabatini, che è il geometra del comune, e
dal restauratore Gregorio Amadio. Complessivamente sono più di 100
pezzi rigorosamente legati alla tessitura».

Il telaio grande donato dalla famiglia Santucci di Caso con la nostra inviata
La terza sala è destinata alla tessitura moderna, mentre la quarta
ospita la collezione dei manufatti ed è sotto controllo per evitare che
luce, umidità e temperatura possano rovinare i tessuti arrivati in
buono stato fino ai nostri giorni.
Quando le chiediamo di parlarci della scuola di tessitura, il cuore di
Glenda diventa come quello di un innamorato e lei parla come una
vecchia liceale alle prese con l'anno della maturità: «I bambini di
Sant’Anatolia, dai 6 ai 13 anni, che frequentano in modo assiduo il
corso sono 15, ambosessi. A loro si aggiungono quelli che vengono da
paesi più lontani e che non disertano mai l’appuntamento del sabato e
della domenica in cui si possono prenotare sia le visite guidate che
le attività laboratoriali, aperte anche agli adulti. A differenza dei
bambini che vivono in città, questi bambini acquistano una manualità
che si è persa da anni, restando lontani da computer e televisione. In
questo modo si rapportano con tecniche che erano andate quasi perdute.
Per il futuro questo gioco potrebbe rappresentare anche un lavoro».
Quando Glenda chiede ai bambini di parlargli di trama, tessile o
ordito, tutti rispondono subito in maniera precisa e con una
terminologia forbita.
«Vede, è la dimostrazione evidente di come questi bambini hanno
acquisito i concetti base della tessitura. All’interno del gruppo c’è
anche un mutuo scambio d’esperienze: il bambino più grande insegna a
quello più piccolo e i bambini più irrequieti trovano una grande
tranquillità e razionalità davanti ai telai. Il laboratorio è aperto
anche il giovedì pomeriggio; il venerdì mattina si svolge il
laboratorio didattico con la scuola elementare di Sant’Anatolia, mentre
durante la settimana, su prenotazione, le scuole materne, elementari e
medie partecipano alle attività di laboratorio. Si tratta delle
scolaresche che hanno aderito al progetto “Per un filo di canapa: dalla
pianta al tessuto”. I progetti infatti riguardano lo sviluppo della
canapa, le analisi delle differenti fibre tessili ed il loro
riconoscimento.
Il laboratorio è collegato pure all’istituto tecnico agrario che segue
la coltivazione della canapa che è stata rimessa in semina proprio in
questi giorni, grazie all’accordo fra la Comunità montana, il comune e
la scuola». Mentre Glenda parla, i bambini che sono al telaio si
fermano ad ascoltare incuriositi la storia di Francesco Perugini, 7
anni.

Francesco Perugini 7 anni, il primo allievo del corso di tessitura
E’
stato il primo bambino iscritto al primo corso di tessitura. Per lui,
come per gli altri, è stato un gioco. Un gioco che lo ha incuriosito e
a sei anni si è confezionato una bella sciarpa. Adesso è il “numero
uno” e insegna anche ai suoi coetanei come usare i dispositivi,
riannodare i fili quando si rompono o cambiare i colori per il
manufatto. Ci sono poi gli adulti, che arrivano anche da Roma per
apprendere ques’arte. I corsi di tessitura e ricamo sono organizzati in
base alle loro disponibilità. Per tutti gli abitanti di Sant’Anatolia
sono gratuiti per espressa volontà del comune; per gli altri invece c’è
una quota di 40 Euro. Il corso ha una durata di 40 ore.
I filati
di canapa sono forniti gratuitamente al museo dal linificio e
canapificio nazionale, mentre Asso canapa fa giungere a Sant’Anatolia
semi, fibre, olio e tutto ciò che deriva dalla canapa. Collabora come
sponsor dell’iniziativa anche l’Arcolaio di Norcia.
Sognando al museo: i bambini ascoltano le storie della canapa
L’ultimo successo del museo è stata la simpatica iniziativa “Sognando
al museo” che si è svolta sabato 16 maggio, promossa dalla Fondazione
Post in collaborazione con la Regione Umbria in concomitanza con la
“Neuite des Musees”. Alle ore 21 sono arrivati al museo 25 bambini
provenienti anche dal Lazio che, dopo avere familiarizzato con la
canapa attraverso le storie raccontate da un personaggio fantastico,
hanno visto al microscopio a scansione elettronica le diverse fibre
tessili, poi al piano superiore hanno fatto laboratorio di intreccio
senza telaio e a mezzanotte sono andati a dormire con i sacchi a pelo
in mezzo ai telai e agli oggetti della collezione museale.
E’ stata una notte magica, vivendo in un sogno e continuando a sognare
tutto quello che non è stato ancora sognato.
Per contatti: anatolia.narco@tin.it - tel 0743 - 613149 - www.comunesantanatolia.it