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SANT'ANATOLIA DI NARCO
mercoledì 8 luglio 2009
BAMBINI ARTIGIANI SUI TELAI DELLA CANAPA
fonte: GLORIA PARRONI e GILBERTO SCALABRINI

BAMBINI ARTIGIANI SUI TELAI DELLA CANAPA

Funziona al top il laboratorio del museo di Sant'Anatolia di Narco: 1800 presenze in un anno.
Parla Glenda Giampaoli, una giovane archeologa prestata al tessile e ai corsi di formazione.

Dai nostri inviati GLORIA PARRONI e GILBERTO SCALABRINI

Glenda Gianpaoli insegna ai bambini ad usare il telaio


Poi ci sono loro: i bambini del paese che imparano a lavorare sui telai con grande passione. Li incontri sotto al porticato che conduce al museo mentre giocano per terra con macchinette e soldatini, poi alle 14:30, puntuali come orologi svizzeri, eccoli seduti al proprio telaio e pronti a tessere. Maschi e femmine realizzano semplici moduli decorativi tipici dei cosiddetti “tessuti popolari”. Alcuni di loro hanno già acquisito una buona esperienza e realizzato piccoli capolavori.
Questo miracolo avviene a Sant’Anatolia di Narco, dove lo scorso anno è nato questo museo che costituisce un’antenna dell’Ecomuseo della Valnerina e su cui il Cedrav, di cui è direttore Fulvio Porena, ha concentrato il suo grande interesse. Lo scorso anno ha registrato 1800 presenze.
Nessuno avrebbe mai pensato che il museo di questo piccolo comune avrebbe registrato, in un solo anno d’attività, quasi 2000 visitatori. Sant’Anatolia si trova arrampicata su un terrazzo fluviale ad oltre 300 metri d’altezza, ai piedi del monte Coscerno. E’ un paese pulito e accogliente. Ci vivono circa 600 anime, gente discreta e ospitale. Colori e profumi mutano con il susseguirsi delle stagioni, perchè la risorsa principale è ancora l'agricoltura. Le mura medioevali del villaggio, come pure i due torrioni e anche il castello, oltre a riportarti indietro nel tempo, ti fanno ritrovare il cuore della semplicità, come se il tempo scorresse lentamente, senza più ritmi accelerati.
«Era il luogo ideale per recuperare e trasmettere alle nuove generazioni -esordisce la curatrice del museo Glenda Giampaoli, una giovane e simpatica archeologa prestata al tessile ed esperta dei corsi di formazione- l’arte della lavorazione della canapa. Qui fino a 50 anni fa ogni famiglia di contadini coltivava la canapa per uso familiare. Pertanto, abbiamo solo rispolverato pagine ingiallite di storia del paese, per far comprendere alle nuove generazioni le proprie radici e identificarsi con il proprio passato».
Ricorda uno dei vegliardi del paese, Angelo Perugini, classe 1923: «La canapa si lavorava volentieri, perché rappresentava una coltura redditizia a ciclo compiuto. La crescita della pianta non richiedeva attenzioni particolari, se non una zappatura 20-30 giorni dopo la semina. Nel 1933 però arrivò la crisi della canapicoltura che proseguì in modo inesorabile. Io sono stato l’ultimo a smettere questa tradizione culturale. Ho abbandonato la semina nel 1946. Nessun politico ha fatto niente per difendere questa produzione, lasciando così spazio alle emergenti fibre sintetiche.

Angelo Perugini classe 1923 con il vecchio arnese della gramolatura della canapa

La canapa invece non doveva assolutamente morire. Oggi, come nonno, do una mano al museo e ai corsi di tessitura, tanto che seguo tutto il processo di semina e coltivazione della canapa e faccio pure qualche dimostrazione del durissimo lavoro di macerazione. Racconto a mio nipote Francesco e alle nuove generazioni cosa facevano i contadini e come si viveva in questo paese molti anni fa».
Il museo, oltre alle donazioni di tanti privati, ospita anche la collezione di Lamberto Gentili, un cittadino di Sant’Anatolia, dirigente del settore cultura del comune di Spoleto e grande appassionato di tessitura e tradizioni popolari.
«La sua collezione –ci spiega Glenda Giampaoli- è frutto di anni di ricerche condotte con passione a partire dal 1970 in tutto il territorio della Valnerina e dello spoletino. Comprende tessuti d’estremo interesse che testimoniano l’attività di tessitura domestica. Il nucleo principale è costituito dalle famose coperte da corredo, tessute da esperte “tessinare” proprio nella zona di Sant’Anatolia di Narco, che rappresentano senza alcun dubbio i tessuti più tipici e diffusi del mondo contadino. Gentili ha donato la sua collezione al comune di Spoleto che, non potendola esporre e valorizzarla, l’ha ceduta in comodato al nostro museo, cioè al luogo d’origine, nell'ottica degli scambi culturali».
Accenna poi ai tradizionali schemi di tessitura utilizzata nei primi del Novecento, per realizzare coperte matrimoniali in cotone, canapa, lana o misto.
«Generalmente –sottolinea- era l'ordito ad essere realizzato in canapa o cotone, mentre per la trama veniva scelta la lana. Con lo stesso sistema si realizzavano anche le cosiddette coperte bianche o da corredo».
Come è nata la sua passione per la tessitura.
«Mentre mi stavo laureando –dice Glenda senza nascondere il suo entusiasmo- ho partecipato ad un corso tessile medioevale di 120 ore a Bevagna, organizzato dalla regione. Mi è piaciuto e dopo la laurea ho comprato il telaio ed ho iniziato a tessere. Poi mi sono specializzata con un corso post laurea all’università La Sapienza in antropologia museale ed ho svolto la stage al Cedrav, il centro che raccoglie la documentazione ed effettua le ricerche su tutti gli aspetti delle culture locali nella dorsale appenninica umbra e che ora coordina tutta la rete ecomuseale della Valnerina. Il 3 luglio 2002, dovendo il Cedrav inaugurare la mostra sulla canapa a Sant’Anatolia, ho iniziato a seguire questo aspetto a me sconosciuto. Sapendo già tessere, il Cedrav mi ha iscritto a corsi di tessitura a Milano e ad altri mirati alla schedatura e catalogazione dei tessuti».

Soddisfatta?
«Moltissimo, anche se ho dato un taglio diverso al mio lavoro, nel senso che non faccio l’archeologa da campo ma seguo l’evoluzione della tessitura attraverso il corso dei secoli».
A questo proposito il padre le ha ricostruito un prototipo di telaio etrusco che assomiglia ad una staccionata con più traverse orizzontali. Con questo telaio Glenda prova a rielaborare le antiche tecniche della tessitura etrusca, greca e romana che fanno parte dell’attività didattica portata avanti dal museo allestito nell'ex sede del palazzo comunale.
La struttura museale si articola su due livelli: al pianoterra ospita il ciclo di lavorazione e trasformazione della canapa, composto dalle fasi di coltivazione, macerazione, essiccazione, gramolatura e cardatura. Ci sono poi due apposite sale con quindici telai, di cui uno a pedali a quattro licci, otto da tavolo a leve frontali a quattro licci, due telai a pettine liccio e quattro telai a tensione. E’ questo l’interessante laboratorio di tessitura, dove si svolgono le attività rivolte alle scuole e a quanti sono interessati a partecipare.
«L'intento –sottolinea Glenda- è quello di sviluppare attraverso l'esperienza laboratoriale la conoscenza di saperi e di abilità, tramandati dal passato ma con un potenziale collegamento con la realtà contemporanea».
Ci fa poi visitare il livello superiore che consta di quattro sale: due dedicate alla tessitura tradizionale e agli strumenti legati al ciclo di lavorazione della fibra grezza, fusi, rocche per filare, aspi per ricavare matasse, filarelli e telai.
«Questi vecchi telai –spiega Glenda Giampaoli- sono tutti di proprietà del museo. Il telaio grande è stato donato dalla famiglia Santucci di Caso insieme a licci e orditoio; gli oggetti più piccoli come arcolai, fusi e tanto altro da Sandro Sabatini, che è il geometra del comune, e dal restauratore Gregorio Amadio. Complessivamente sono più di 100 pezzi rigorosamente legati alla tessitura».

Il telaio grande donato dalla famiglia Santucci di Caso con la nostra inviata


La terza sala è destinata alla tessitura moderna, mentre la quarta ospita la collezione dei manufatti ed è sotto controllo per evitare che luce, umidità e temperatura possano rovinare i tessuti arrivati in buono stato fino ai nostri giorni.
Quando le chiediamo di parlarci della scuola di tessitura, il cuore di Glenda diventa come quello di un innamorato e lei parla come una vecchia liceale alle prese con l'anno della maturità: «I bambini di Sant’Anatolia, dai 6 ai 13 anni, che frequentano in modo assiduo il corso sono 15, ambosessi. A loro si aggiungono quelli che vengono da paesi più lontani e che non disertano mai l’appuntamento del sabato e della domenica in cui si possono prenotare sia le visite guidate che le attività laboratoriali, aperte anche agli adulti. A differenza dei bambini che vivono in città, questi bambini acquistano una manualità che si è persa da anni, restando lontani da computer e televisione. In questo modo si rapportano con tecniche che erano andate quasi perdute. Per il futuro questo gioco potrebbe rappresentare anche un lavoro».
Quando Glenda chiede ai bambini di parlargli di trama, tessile o ordito, tutti rispondono subito in maniera precisa e con una terminologia forbita.
«Vede, è la dimostrazione evidente di come questi bambini hanno acquisito i concetti base della tessitura. All’interno del gruppo c’è anche un mutuo scambio d’esperienze: il bambino più grande insegna a quello più piccolo e i bambini più irrequieti trovano una grande tranquillità e razionalità davanti ai telai. Il laboratorio è aperto anche il giovedì pomeriggio; il venerdì mattina si svolge il laboratorio didattico con la scuola elementare di Sant’Anatolia, mentre durante la settimana, su prenotazione, le scuole materne, elementari e medie partecipano alle attività di laboratorio. Si tratta delle scolaresche che hanno aderito al progetto “Per un filo di canapa: dalla pianta al tessuto”. I progetti infatti riguardano lo sviluppo della canapa, le analisi delle differenti fibre tessili ed il loro riconoscimento.
Il laboratorio è collegato pure all’istituto tecnico agrario che segue la coltivazione della canapa che è stata rimessa in semina proprio in questi giorni, grazie all’accordo fra la Comunità montana, il comune e la scuola». Mentre Glenda parla, i bambini che sono al telaio si fermano ad ascoltare incuriositi la storia di Francesco Perugini, 7 anni.

Francesco Perugini 7 anni, il primo allievo del corso di tessitura

E’ stato il primo bambino iscritto al primo corso di tessitura. Per lui, come per gli altri, è stato un gioco. Un gioco che lo ha incuriosito e a sei anni si è confezionato una bella sciarpa. Adesso è il “numero uno” e insegna anche ai suoi coetanei come usare i dispositivi, riannodare i fili quando si rompono o cambiare i colori per il manufatto. Ci sono poi gli adulti, che arrivano anche da Roma per apprendere ques’arte. I corsi di tessitura e ricamo sono organizzati in base alle loro disponibilità. Per tutti gli abitanti di Sant’Anatolia sono gratuiti per espressa volontà del comune; per gli altri invece c’è una quota di 40 Euro. Il corso ha una durata di 40 ore.
I filati di canapa sono forniti gratuitamente al museo dal linificio e canapificio nazionale, mentre Asso canapa fa giungere a Sant’Anatolia semi, fibre, olio e tutto ciò che deriva dalla canapa. Collabora come sponsor dell’iniziativa anche l’Arcolaio di Norcia.

Sognando al museo: i bambini ascoltano le storie della canapa


L’ultimo successo del museo è stata la simpatica iniziativa “Sognando al museo” che si è svolta sabato 16 maggio, promossa dalla Fondazione Post in collaborazione con la Regione Umbria in concomitanza con la “Neuite des Musees”. Alle ore 21 sono arrivati al museo 25 bambini provenienti anche dal Lazio che, dopo avere familiarizzato con la canapa attraverso le storie raccontate da un personaggio fantastico, hanno visto al microscopio a scansione elettronica le diverse fibre tessili, poi al piano superiore hanno fatto laboratorio di intreccio senza telaio e a mezzanotte sono andati a dormire con i sacchi a pelo in mezzo ai telai e agli oggetti della collezione museale.
E’ stata una notte magica, vivendo in un sogno e continuando a sognare tutto quello che non è stato ancora sognato.


Per contatti: anatolia.narco@tin.it - tel 0743 - 613149 - www.comunesantanatolia.it

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