L’artista Ugo Nespolo svela i segreti dell’opera.
Amore o potere?
A palazzo Trinci la disputa fra avvocati e professori. La sentenza e’ l’indizione della giostra.
La tecnica è quella di un arazzo moderno, il soggetto è quello che
riconduce immediatamente alla sfida cavalleresca di Foligno. E’ stato
presentato a palazzo Trinci, nella sala Sisto IV il Palio della Giostra
della Rivincita firmato dall’artista Ugo Nespolo. Sono stati proprio
l’artista ed il presidente dell’Ente Giostra della Quintana, Domenico
Metelli a togliere il drappo rosso che copriva l’opera, al termine del
vero e proprio dibattimento processuale (“semiserio”, come avvertiva il
sottotitolo di presentazione dell’appuntamento al Trinci) tra avvocati
e professori, la cui sentenza altro non è stata che l’indizione della
Giostra della Quintana da parte del presidente della corte, Metelli,
per domenica 13 settembre al “Campo de li Giochi”. E al vincitore andrà
proprio il Palio di Ugo Nespolo (che per la Quintana ne ha già firmato
uno nel 1991). La sua opera è nata da un tradizionale bozzetto, poi
elaborato il computer per tramutarla in immagine digitale che è stata
quindi utilizzata da una particolarissima attrezzatura (difficile
peraltro da manovrare, ovviamente da parte dello stesso artista) che dà
corpo al disegno ai suoi colori trasformandoli in intrecci di filato.
Il risultato è quello di una tessitura che si rivela arazzo. Il Palio
raffigura un cavaliere in carriera in una policromia che lo rendono
vitale ed affascinante. Quando è stato tolto il drappo che lo copriva,
in sala si sono avuti applausi e commenti favorevoli. Sul Palio di
solito i quintanari sono esigentissimi.
E di certo il dibattimento fra avvocati e professori che ha
preceduto la presentazione del Palio è stato qualcosa di assolutamente
originale e divertente: di fatto si è trattato di un processo che ha
ruotato intorno al solito dilemma quintanaro: meglio l’amor della Dama
perché la donna è superiore all’uomo; o meglio il favore del Principe
perché comunque l’uomo è superiore alla donna? Dilemma reale, perché
nel 1613 fu proprio questo a “stimolare” l’indizione della Giostra a
cui fa riferimento la Quintana attuale. La scena è stata ricostruita
dalla professoressa Anna Maria Rodante e dal Comitato scientifico
dell’Ente Giostra della Quintana ed ha avuto come protagonisti gli
avvocati Giovanni Picuti e Cesare Augusto Mazzoli (che sostenevano la
tesi secondo cui la donna è superiore all’uomo) avendo come testimone
l’assessore Elisabetta Piccolotti; e dall’avvocato Domenico Benedetti
Valentini e dal professor Roberto Segatori che sostenevano la tesi
opposta, avendo come testimone l’assessore Rita Zampolini. A giudicare
il tutto la corte composta dal presidente dell’Ente Giostra, Domenico
Metelli e dai magistrati dell’Ente. LA conclusione? Una sentenza che
ovviamente dà appuntamento al Campo per la tenzone cavalleresca. I
cavalieri giostreranno cinque a favore dell’uomo e cinque a favore
della donna.