L’Umbria è il rifugio perfetto per chi ha viaggiato molto, con le gambe
e con la mente, come Franco Guarino, che la considera un ponte sospeso
tra il suo passato da pioniere e il suo futuro da pensatore appiedato.
La Panda esausta non arranca più, ma la sua videocamera, meritevole del
Pulitzer, resiste ancora L’ho accompagnato a Castelluccio, salendolo
in macchina mentre percorreva la regione a piedi: di solito gli
esploratori non accettano passaggi. Al cospetto di un altopiano
coltivato a lenticchie, ho assistito ai commenti meravigliati di un
esploratore geografico, che ha scalato in solitaria le più alte vette
dell’Himalaya, risalito i principali fiumi e percorso le antiche vie
del passato. Se gli orizzonti di questa regione riescono ancora a
stupire uno come Guarino, allora significa che non tutto è andato
perduto. Parlo degli orizzonti fisici, non di quelli metaforicamente
intesi. Confesso che la mia disponibilità con l’ultimo esploratore
geografico italiano non è poi tanto disinteressata. In cambio di un
letto attingo alle sue esperienze di antropologo, viaggiatore,
reporter, esperto di diritti umani, consulente di geopolitica e di
conflitti bellici: tutti mestieri che avrei voluto fare se non mi fossi
adagiato nell’umbro solco paterno. Abitato da quanto gli è accaduto in
vita, egli ama cimentarsi in discussioni politicamente elevate, che
seguo con difficoltà, avvezzo come sono a confrontarmi con la politica
mignon (termine solitamente usato per la piccola pasticceria e per i
cinema d’Essai), quella che funghisce all’interno degli orizzonti
limitati e confusamente delineati da chi localmente la determina.
Guarino sta realizzando un cortometraggio su Giovanni Pian Del Carpine,
il francescano di Magione, primo fra gli europei a entrare alla corte
del mongolo Gran Khan, speditovi nel 1245 da Innocenzo IV per sondare
un'alleanza allo scopo - poco velato - di una guerra contro i Turchi
per la liberazione della Terra Santa. Di umbri a lunga gittata se ne
sono visti pochi, da quel giorno in poi. Forse Aldo Capitini. Ma
l’Umbria non è la Mongolia, anche se in questi tempi di confusione
ideologica, potrebbe sembrarlo. Il mio amico mi chiede chi vincerà le
primarie, chi guiderà la Regione e quali sono le vere intenzioni dei
candidati. Gli rispondo che i candidati sono per ora impegnati a
candidarsi. Poi si vedrà. Seduti al “Bacco Felice”, mentre parla con
Padre Benjamin, che a Pian del Carpine ha poco da invidiare, avverto
quanto sia modesto il dibattito politico dalle nostre parti. Padre
Benjamin è un originale religioso che vive tra gli ulivi di Assisi,
senza dare sull’occhio. Segretario generale della “Fondazione Beato
Angelico” e membro della “Société des Gens de Lettres de France”, che
ci azzecca con l’Umbria? Mentre pota le piante di leccino, mi racconta
delle sue esperienze di funzionario dell'ONU presso la sede dell'UNICEF
a Ginevra e di assistente personale del Cardinale Agostino Casaroli:
mica il parroco di Torre del Colle, ma la figura di maggiore spicco
della Ostpolitik della Chiesa, ossia la politica di cauta apertura
verso i Paesi comunisti dell'Europa orientale. Ve lo siete mai chiesto
perché certa gente, che ha battuto le strade del mondo, sceglie
l’Umbria come pensatoio e luogo d’azione? Forse perché nell’immaginario
collettivo sopravvive portentosamente un messaggio di universalità, a
dispetto delle minestre riscaldate locali. Che cosa hanno da spartire
un esperto di geopolitica e un ambasciatore della Santa Sede, con una
regione amministrata da una classe politica che si sente, senza
esserlo, al centro dell’universo, pur non avendo mai messo il naso
fuori del proprio orticello? Siparietto. Mentre in Umbria le attività
chiudono e l’immigrazione non è più gestibile, intanto che il mattone
dilaga e la delinquenza spadroneggia nei nostri centri, a Foligno il
dibattito si sofferma su “Grassetto”, il giornale verde pisello delle
associazioni creative giovanili, dove al pisello, quello vero, non è
concesso di assurgere a opera d’arte. Forse era meglio indugiare sui
modi di confronto e scambio tra le giovani generazioni e le logore
istituzioni, sugli obiettivi, sui progetti e sugli spazi disponibili.
Questo è il ruolo della politica. Intanto da Terni a Castello, da
Gaifana a Spoleto, molte imprese invocano sostegno, equità e
opportunità. Nei luoghi della politica (si fa per dire) maggioranze
teoriche e minoranze intorpidite, si parlano addosso, rivelandosi, le
prime, inette a governare e le altre inadeguate ad interpretare
un’efficace opposizione. Entrambe mostrano diffidenza verso ogni
innovazione proveniente da un altrove non visibile dal loro limitato
orizzonte. Beata umbritudine, umbra beatitudine.
Giovanni Picuti |